Casa museo della tecnologia contadina "Tiu Virgiliu"

La casa museo “Tiu Virgiliu”, situata nel cuore del paese di Suni nell’incontrada M esu ‘e Idda , in passato chiamata “O ttorinu Drottu ”, è il segno vivente della cultura popolare planargese.

Con i suoi otto ambienti originali, dislocati fra due piani articolati in due distinti livelli funzionali corrispondenti ai due piani del fabbricato costruiti fra il XIX secolo e i primi trenta anni del XX secolo, è una delle poche abitazioni di Suni che ancora conserva le forme architettoniche originali. La casa museo mostra al visitatore le scansioni della realtà quotidiana, che ruotano attorno ad un sistema di tipo agropastorale.

Vera fucina è il piano terra, originariamente destinato all’esercizio di molitura di grano e olive e dove ancora oggi trovano spazio il molino e il frantoio perfettamente conservati e funzionanti e le botteghe del fabbro, del maniscalco e del calzolaio. Fra questi s’inseriscono, nel rispetto della tradizione contadina, altri elementi quali l’aratro, il giogo e le attrezzature per attività come la trebbiatura, la produzione dell’olio e del vino e la setacciatura della farina. Il piano superiore, “s u palattu ”, invece, era destinato interamente alla vita familiare e alle attività femminili. Il primo nucleo abitativo della casa nasce dall’ampliamento di una vecchia abitazione dell’Ottocento formata da due ambienti, secondo il modello diffuso della “ domo ” (cucina) e “ camera ” (camera da letto)

Nella prima sala, detta “ su mulinu de sa farina ”, è collocato il molino per la farina originariamente alimentato ad acqua e solo successivamente (1927) a corrente elettrica. Nella sala adiacente trovano spazio i finimenti per cavalli, asini e buoi, i gioghi, l’aratro in legno. Seguono altri due ambienti inizialmente pertinenti all’esercizio del molino: il primo, “s ’stanzia de su calbone ”, veniva impiegata come magazzino per il combustibile utilizzato per alimentare il motore a carbone, e la bottega del ciabattino ( “su cattolagiu” ) e quella del falegname ( “màstru ‘e linna” ).

Il secondo ambiente è “S u mulinu de s’otzu” che nel 1938 fu adibito a frantoio. Nello stesso ambiente troviamo la macchina per lavorare la pasta, “s a macchina po suighere ”, e il forno a legna, “f urru ‘e linna” , utilizzato per la panificazione familiare. In questa sala si trova allestita la mostra del pane che raccoglie i principali tipi di pane tradizionale locale tra cui il “Coccorroi”, “Coccorroi cun s’ou”, “Coccoroi de sas festas”, “Palzida”, “Bistoccu”, “Pane Ladu”, “Su Padre” e “Sogra e Nura”. All’esterno della struttura principale, dislocati nella parte orientale del giardino, “s ’oltu”, troviamo due ambienti comunicanti tra loro: “ sa domo ‘e sos furreddos” e “su comasinu”.

Alla prima si accede dal cortile attraverso un grosso arco a tutto sesto: in questa sala in origine si trovava la cucina con i fornelli a carbone, mentre attualmente è destinata ad accogliere l’attività del macellaio e la mostra dei giochi e dei giocattoli antichi. Una sezione particolare e molto apprezzata è quella degli strumenti musicali, di cui “ su Trimpanu”, il trimpano, pezzo originale e antico strumento bandito per regio decreto alla fine dell’Ottocento, è assoluto protagonista.

Nella sezione dei giochi, particolare interesse desta “s ’istentu ”, una sorta di antenato dello yoyo, utilizzato dalle signorine perbene che vivevano in collegio per acquisire una postura corretta e l’incedere elegante. Nel secondo ambiente, si trova il magazzinodispensa ( su comasinu ) dove venivano conservate le provviste per l’inverno e i vari attrezzi agricoli e pastorali quali il graticcio (“ sa cannita ”) per conservare il formaggio , le forme per il suo confezionamento (“s os aiscos” ), le giare per l’olio (“ sas zarras” ), il torchio ( “su torinu”) , la pigiatrice (“ sa cattigadora” ) e l’allestimento completo degli strumenti per la mietitura e la trebbiatura. Nell’orto sono presenti “s a balza ”, ovvero la vasca per lavare i panni, due contenitori di basalto e trachite, ”s os laccos ”, le arnie o “s os tumbaros ” e gli aratri in ferro. All’interno dell’orto è stato trovato un macchinario per la lavorazione della pelle (probabilmente di fattura bosana e proveniente dalle concie del lungo Temo).
Il primo piano è stato edificato nel 1930 e fu destinato ad un uso strettamente familiare. Allestiti nel rispetto della loro destinazione funzionale, gli ambienti suggeriscono lo scenario domestico a vocazione prettamente femminile e sono impreziositi dalle decorazioni floreali delle piastrelle dei pavimenti. Nella sala (“S a Sala ”) sono visibili le due ottomane, la stufa in ghisa riccamente decorata, la macchina da cucire Singer e sono anche esposte le attività del filet, del ricamo e della tessitura a telaio.

La prima stanza da letto (“ S’aposentu ‘e nanti” ) propone il letto di lamiera da una piazza e mezza con decorazioni in madreperla, la toeletta della metà del Novecento, un abito della confraternita del Rosario dei primi del secolo scorso.

La stanza matrimoniale è la più ampia delle camere da letto presenti. Il letto è in lamiera con decorazioni floreali, il comò e il comodino di castagno risalgono alla fine dell’Ottocento, la cassapanca d’abete e diversi pezzi d’abbigliamento in uso ai primi del Novecento, tra cui l’abito maschile per le feste e gli scialli per le vedove e tutta la biancheria del bambino, dalle fasce ai panni, alle lenzuoline in cotone.

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